Sleeve gastrectomy

La sleeve gastrectomy è oggi l’intervento bariatrico più eseguito in Italia e nel mondo. Riduce lo stomaco a un tubulo stretto: si mangia meno, ci si sazia prima e la fame diminuisce. In questa pagina trovi come funziona, a chi è indicata, come si svolgono l’intervento e la ripresa, quali sono i rischi reali e cosa cambia dopo.

Come funziona

Schema della sleeve gastrectomy: lo stomaco ridotto a un tubulo, con la parte asportata lungo il margine esterno
Sleeve gastrectomy: in rosa il tubulo gastrico che resta, in grigio la parte asportata.

Con la sleeve si asporta circa l’80% dello stomaco lungo il suo margine esterno. Quello che resta è un tubulo (in inglese sleeve, manica) che contiene all’incirca un decimo del volume iniziale. L’intestino non viene toccato: il cibo segue lo stesso percorso di prima.

L’effetto non è solo meccanico. La parte di stomaco rimossa, il fondo, produce la grelina, l’ormone che stimola l’appetito. Dopo l’intervento la grelina cala e la fame si riduce; il passaggio più rapido del cibo verso l’intestino aumenta inoltre gli ormoni della sazietà. Per questo i pazienti descrivono di sentirsi pieni con porzioni piccole, e di pensare meno al cibo.

L’intervento non è reversibile: la parte di stomaco asportata non si può ricostruire. Se negli anni serve, la sleeve si può però trasformare in un bypass (vedi più avanti).

A chi è indicata

Il punto di partenza è l’indice di massa corporea (BMI), insieme alle malattie associate all’obesità e ai tentativi già fatti. I criteri sono spiegati nel dettaglio nella pagina Domande frequenti, dove puoi anche calcolare il tuo BMI.

Fra i diversi interventi, la sleeve è spesso una buona scelta per chi:

  • non ha reflusso gastroesofageo importante né una grossa ernia iatale;
  • preferisce un intervento che non modifichi il percorso dell’intestino e quindi l’assorbimento di farmaci e nutrienti;
  • ha bisogno di mantenere accessibile lo stomaco a controlli endoscopici;
  • ha un peso molto elevato, per cui la sleeve può essere anche il primo tempo di un percorso in due fasi.

È invece meno indicata quando c’è già un reflusso importante, un esofago di Barrett o un diabete di tipo 2 di lunga data con terapia insulinica: in questi casi il bypass gastrico dà in genere risultati migliori. La scelta si fa in visita, insieme, dopo gli accertamenti.

Come si svolge l’intervento

Il recupero rapido dopo l’intervento: niente sondino né catetere, in piedi dopo poche ore.

La sleeve si esegue in laparoscopia, in anestesia generale, attraverso cinque piccoli accessi sull’addome di pochi millimetri ciascuno. Lo stomaco viene sezionato con suturatrici meccaniche, calibrando il tubulo su una sonda introdotta dalla bocca, così che il diametro sia regolare. L’intervento dura in genere un’ora, un’ora e mezza.

Ci si alza dal letto già entro due ore dall’intervento e la sera stessa si comincia a bere a piccoli sorsi. La degenza è di solito di due o tre giorni. Il dolore è modesto e si controlla bene con i comuni antidolorifici. Nelle prime settimane a casa si usa l’incentivatore respiratorio e ci si muove ogni giorno; la maggior parte dei pazienti torna a un lavoro sedentario dopo due o tre settimane.

I rischi, detti chiaramente

Come ogni intervento, la sleeve ha dei rischi. Nei centri con esperienza sono bassi, ma è giusto conoscerli prima di decidere.

  • Fistola della linea di sutura. È la complicanza più temuta: una piccola perdita lungo la sutura dello stomaco. In letteratura si verifica in circa l’1% dei casi; nella mia casistica è dello 0,2%. Nella maggior parte dei casi si tratta senza un nuovo intervento, con drenaggi e procedure endoscopiche.
  • Sanguinamento dalla linea di sutura: in letteratura nell’1-2% dei casi, nella mia casistica in meno dell’1%. Si manifesta di solito nelle prime ore e quasi sempre risolto senza reintervento.
  • Restringimento del tubulo (stenosi), raro, trattato di norma con una dilatazione endoscopica.
  • Reflusso gastroesofageo. È il limite principale della sleeve nel lungo periodo: in una parte dei pazienti compare o peggiora negli anni. Per questo, dopo l’intervento, sono previsti controlli con gastroscopia anche se non ci sono disturbi.
  • Rischi generali di ogni chirurgia addominale, come la trombosi venosa, che si prevengono con la mobilizzazione precoce e l’eparina nelle settimane successive.

Ogni rischio va poi pesato sul singolo paziente: età, peso, malattie associate e interventi precedenti cambiano il quadro. Ne parliamo in modo specifico in visita e nel consenso informato.

Dopo l’intervento

I controlli dopo l’intervento e perché contano.

L’alimentazione. Si riparte con i liquidi e si passa per gradi a cibi semiliquidi, morbidi e poi normali, nell’arco di circa un mese. Lo svezzamento segue il dietario post-operatorio preparato con la dietista Giuliana Vitolo, che consegniamo a ogni paziente operato. A regime si mangia di tutto, in porzioni piccole, masticando bene e dando la priorità alle proteine.

Le integrazioni. Con uno stomaco più piccolo si assorbono meno alcune vitamine e minerali: servono un multivitaminico e, secondo gli esami, vitamina B12, ferro, calcio e vitamina D. Le dosi si regolano ai controlli.

I controlli. Il follow-up dura anni: visite ed esami ravvicinati nel primo anno, poi annuali. È la parte del percorso che più di ogni altra decide se il risultato si mantiene.

Il calo di peso. Il calo si misura di solito come percentuale del peso in eccesso perso (EWL, excess weight loss): la differenza fra il peso di partenza e il peso corrispondente a un BMI di 25. Nei miei pazienti operati di sleeve la media è di circa il 70% del peso in eccesso, con ampie differenze da persona a persona. Più del numero conta ciò che migliora insieme al peso: pressione, glicemia, apnee notturne, dolori articolari. Un risultato che nessun intervento può garantire in anticipo, e che dipende in buona parte dal percorso dopo.

La gravidanza è possibile e spesso più semplice dopo il calo di peso, ma è consigliato attendere 12-18 mesi dall’intervento, finché il peso non si è stabilizzato.

Negli anni successivi

Una piccola risalita del peso fra il terzo e il quinto anno è frequente e non è un fallimento. Quando il peso risale in modo importante o il reflusso diventa difficile da controllare con i farmaci, la sleeve si può convertire in un bypass gastrico: è uno degli interventi di chirurgia di revisione più eseguiti, e circa il 15% della mia attività attuale.

Domande frequenti sulla sleeve

Restano cicatrici?

Cinque piccole cicatrici sull’addome, di pochi millimetri ciascuna, che col tempo diventano poco visibili.

Potrò tornare a mangiare di tutto?

Sì, dopo lo svezzamento si mangia di tutto, ma in quantità molto più piccole. Alcuni cibi, come la carne asciutta, il pane morbido o le bevande gassate, possono dare fastidio per i primi mesi.

Dovrò prendere vitamine per sempre?

Un’integrazione di base sì, per lungo tempo. Gli esami dei controlli dicono se servono aggiunte, come ferro o vitamina B12.

Sleeve o bypass: come si sceglie?

Dipende soprattutto dalla presenza di reflusso, dal diabete, dai farmaci che si assumono e dalle abitudini alimentari. Le differenze sono spiegate nella pagina sul bypass gastrico; la scelta si fa in visita.

L’intervento è a carico del Servizio Sanitario?

Sì, quando ci sono i criteri di indicazione. È possibile anche con assicurazione o privatamente: le tre modalità sono descritte nella pagina Prenotazione.

Il primo passo è una visita

In visita valutiamo insieme se la sleeve è l’intervento giusto per te, o se è meglio un’altra strada. Il modo più rapido per fissarla è WhatsApp.

Le informazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la visita medica. I dati sui risultati e sui rischi sono medie della letteratura scientifica: il caso di ciascuno si valuta individualmente.

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