Bypass gastrico

Il bypass gastrico è l’intervento bariatrico con la storia più lunga e i dati più solidi nel tempo. Crea un piccolo stomaco e modifica il percorso del cibo nell’intestino: si mangia meno e cambiano gli ormoni che regolano fame, sazietà e glicemia. È l’intervento di scelta per chi ha reflusso gastroesofageo o un diabete di tipo 2 importante.

Come funziona

Schema del bypass gastrico: piccola tasca gastrica collegata all'intestino tenue, con lo stomaco escluso che resta in sede
Bypass gastrico: il cibo passa dalla piccola tasca gastrica direttamente all’intestino tenue.

Nella parte alta dello stomaco si confeziona una piccola tasca, di circa 30 ml, separata dal resto dello stomaco, che non viene asportato ma resta al suo posto. La tasca viene collegata direttamente a un’ansa di intestino tenue, con una configurazione a Y (per questo si parla di bypass “a Y” o “secondo Roux”). Il cibo salta così lo stomaco, il duodeno e il primo tratto dell’intestino.

Gli effetti sono due. Il primo è la riduzione di quanto si riesce a mangiare. Il secondo, più importante nel lungo periodo, è ormonale: il cibo che arriva prima nell’intestino stimola gli ormoni della sazietà e dell’insulina. È per questo che il bypass agisce sul diabete spesso già nei giorni successivi all’intervento, prima ancora del calo di peso.

Poiché la parte dello stomaco che produce acido è esclusa e la bile non risale verso l’esofago, il bypass è anche l’intervento più efficace contro il reflusso gastroesofageo.

A chi è indicato

I criteri generali per la chirurgia bariatrica, basati sull’indice di massa corporea e sulle malattie associate, sono spiegati nella pagina Domande frequenti. Fra i diversi interventi, il bypass è in genere la scelta migliore per chi ha:

  • reflusso gastroesofageo, ernia iatale o esofago di Barrett;
  • diabete di tipo 2, soprattutto se di lunga durata o in terapia con insulina;
  • un’alimentazione ricca di dolci e bevande zuccherate, su cui il bypass agisce anche con il meccanismo del dumping (vedi sotto);
  • una sleeve già eseguita, con recupero di peso o reflusso: in questo caso si parla di conversione da sleeve a bypass.

È meno indicato in chi assume farmaci indispensabili il cui assorbimento potrebbe cambiare, in chi non può fare a meno di antinfiammatori (per il rischio di ulcera) e in chi, per motivi personali, non potrà seguire l’integrazione vitaminica e i controlli negli anni.

Come si svolge l’intervento

Il recupero rapido dopo l’intervento: niente sondino né catetere, in piedi dopo poche ore.

Il bypass si esegue in laparoscopia, in anestesia generale, attraverso cinque o sei piccoli accessi sull’addome. Dura in genere fra un’ora e mezza e due ore. Ci si alza già entro due ore dall’intervento e la sera stessa si comincia a bere a piccoli sorsi; la degenza è di solito di due o tre giorni. Nelle prime settimane a casa si usa l’incentivatore respiratorio, si cammina ogni giorno e si segue la profilassi della trombosi. Per un lavoro sedentario si rientra in genere dopo due o tre settimane.

I rischi, detti chiaramente

Nel periodo dopo l’intervento. Le complicanze precoci sono le stesse della sleeve: la fistola di una sutura e il sanguinamento. Nella mia casistica, negli interventi di bypass eseguiti come primo intervento non si sono verificate fistole; i sanguinamenti sono meno dell’1%. Le fistole che ho osservato riguardano solo gli interventi di revisione, che sono tecnicamente più complessi.

Negli anni successivi il bypass ha alcuni rischi propri, che è importante conoscere:

  • Ernia interna. Le anse intestinali possono infilarsi negli spazi creati dall’intervento, soprattutto dopo un forte calo di peso. Si previene chiudendo questi spazi durante l’operazione. Un dolore addominale intenso, anche anni dopo, va sempre segnalato subito.
  • Ulcera dell’anastomosi, cioè nel punto di unione fra stomaco e intestino. Il rischio aumenta molto con il fumo e con gli antinfiammatori: per questo dopo il bypass vanno evitati entrambi.
  • Dumping: dopo cibi molto zuccherati possono comparire sudorazione, palpitazioni, malessere o, a distanza di ore, un calo della glicemia. Si previene con l’alimentazione.
  • Carenze nutrizionali di ferro, vitamina B12, calcio e vitamina D, perché il cibo salta il tratto in cui questi nutrienti si assorbono meglio. L’integrazione è necessaria per tutta la vita.
  • Alcol: dopo il bypass si assorbe più rapidamente e fa effetto con quantità minori. È un aspetto da conoscere, non da sottovalutare.

Dopo l’intervento

I controlli dopo l’intervento e perché contano.

L’alimentazione riparte dai liquidi e arriva ai cibi normali in circa un mese, seguendo il dietario post-operatorio preparato con la dietista Giuliana Vitolo. A regime si mangia di tutto, in porzioni piccole, con le proteine al primo posto e limitando dolci e bevande zuccherate.

I controlli sono ravvicinati nel primo anno e poi annuali, con gli esami per regolare le integrazioni.

Il calo di peso. Si misura come percentuale del peso in eccesso perso (EWL): la differenza fra il peso di partenza e il peso corrispondente a un BMI di 25. Nei miei pazienti operati di bypass la media è superiore all’80% del peso in eccesso, con differenze anche ampie da persona a persona. Insieme al peso migliorano in genere glicemia, pressione, colesterolo, apnee notturne e reflusso.

La gravidanza è possibile, ma è consigliato attendere 12-18 mesi dall’intervento e programmarla con i controlli degli esami nutrizionali.

Domande frequenti sul bypass

Il bypass è reversibile?

Lo stomaco escluso non viene asportato, quindi in teoria il bypass si può smontare. In pratica si fa solo in casi molto particolari: va considerato un intervento definitivo.

Bypass o sleeve: quale è meglio?

Non esiste un intervento migliore in assoluto. Con reflusso o diabete importante il bypass è in genere preferibile; senza reflusso, la sleeve è un’ottima scelta con meno necessità di integrazioni. La decisione si prende in visita, sugli esami.

E il mini-bypass?

Il mini-bypass ha un’anastomosi sola invece di due. Ha effetti simili sul peso, ma in chi ha reflusso il bypass a Y resta la scelta più sicura.

Potrò prendere un antinfiammatorio per il mal di testa?

Gli antinfiammatori aumentano il rischio di ulcera e vanno evitati. Per il dolore e la febbre si usa il paracetamolo; se un antinfiammatorio è indispensabile, va assunto solo con il parere del medico e con un protettore gastrico.

L’intervento è a carico del Servizio Sanitario?

Sì, quando ci sono i criteri di indicazione. È possibile anche con assicurazione o privatamente: le modalità sono nella pagina Prenotazione.

Il primo passo è una visita

In visita valutiamo insieme se il bypass è l’intervento giusto per te. Il modo più rapido per fissarla è WhatsApp.

Le informazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la visita medica. I dati sui risultati e sui rischi sono medie: il caso di ciascuno si valuta individualmente.

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